“Là, dove sei atteso” – Storia di un ritorno

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Nessuno può sapere cosa la vita ha in serbo per noi, tranne Colui Che aveva già previsto lo svolgersi della nostra esistenza. Così ogni cammino comprende vari aspetti e può avere diversi esiti. Può essere un'andata che comprende un ritorno, a volte solo una partenza, in altri casi il ritorno ci fa scoprire che, in realtà, non ci siamo mai allontanati dal punto in cui tutto ha avuto inizio. Non perché siamo rimasti fermi, tutt'altro. Magari il percorso è stato sufficientemente lungo, tortuoso, ricco di prove e imprevisti che ha consentito una rivisitazione completa del cammino intrapreso e del suo significato. Così può accadere che facciamo una inaspettata scoperta. Tutto era già predisposto per arrivare a comprendere, in quel ritorno, che il luogo da cui si è partiti è sempre stato la nostra casa pronta ad accoglierci, a farci ritrovare la meta e la nostra vera identità. Stefano Signorini è un insegnante

Introduzione:


Come, quando, da dove, tutto è iniziato Il "Messaggio Divino" è una chiamata per coloro per cui è giunta l'ora del RISVEGLIO, ed è una "ninnananna" per chi è destinato ancora a dormire...
H. 1. Khan
Secondo il suo significato, introduzione è un "inizio" che serve ad avvicinarsi gradualmente all'argomento trattato, una sorta di premessa, di anticipazione, più o meno breve, di un testo letterario o di altro genere.
Quindi, a proposito di anticipazioni, posso dire che anche questo libro è stato, prima di tutto, una po' la "conseguenza" di un fatto accaduto "re-centemente" nella mia vita e che ha avuto ripercussioni in vari ambiti di essa. Questo "fatto", che in realtà è meglio definire situazione, presente all'esterno e soprattutto nel mio mondo interiore, comprende anche i va-lori, gli ideali e gli intenti su cui fa leva la mia pratica esistenziale.
Una situazione che continua a produrre i suoi effetti, in gran parte positivi, dei quali mi sto rendendo conto giorno per giorno. Effetti che, raggiunta una determinata "soglia critica", riescono a prendere il sopravvento sulle resistenze e le considerazioni rinunciatarie che tendono a rimandare ciò che, nello specifico, serve invece affrontare.
Meccanismi difensivi di un certo mio modo di essere e di vivere che mi hanno accompagnato, pur in presenza di alcuni importanti cambia-
menti, praticamente per tutta la vita.
Un metodo per aiutare la spinta vitale e creativa nell'aprirsi un varco tra le mie paure, in primis quella di "non farcela" a descrivere la situazione a cui ho fatto riferimento e dalla quale tutto ha avuto inizio, è stato il ripetermi più volte, nel corso di ogni gio tre na fras trova i un vecchio libro che è divenuta, nel tempo, una forte convinzione:
"Fiché decidiamo di rimanere "al sicuro" adottiamo un altezzia-mento rimunciatario che ci costringe a "girare intorno" alle cose per paura di affrontarle o di non riuscire a risolverle..."
Sicuramente questo metodo mi è stato utile insieme ad altre cose ma questa volta, la "situazione" comprendeva elementi più "delicati"
una particolare importanza.
Userò adesso, per spiegare meglio di cosa si tratta, una parola che a me suona piuttosto sgradevole: "conversione", termine con il quale, sia a livello ufficiale (spesso di retorica delle argomentazioni) che di opinione pubblica (in diversi casi pilotata), si intende una sorta di traditore, colui che è venuto meno ad un "lignaggio", ad una "convenzione comune" Non si tratta solo di un ravvedimento come riportano i dizionari, poiché nella realtà anche recente, i termini "conversione" e "convertito" vengono abbinati ad una condizione e ad un soggetto che ha subito, diciamo cosi, una sorta di "mutazione". Una trasformazione intesa in vari casi tra cui questo che ora illustrerò e che mi riguarda personalmente come circostanza non "esattamente" positiva. Il significato, almeno quello più spicciolo, è di non essere più "allineato", quindi non più "affidabr-le" nonché, in determinate circostanze, "pericoloso" a causa del "cattivo esempio" che ne può derivare agli altri che continuano, in vari modi, ad essere allineati e quindi "integrati" o "integrabili" in una determinata prospettiva sociale e culturale. Evidentemente si temono forme di con-
tagio" ritenute dannose per la tenuta degli elementi costitutivi a cui tale prospettiva fa riferimento.